L’Europa sta compiendo passi audaci per rafforzare la sua sovranità digitale, con nuovi centri di formazione sull’intelligenza artificiale (AI) e tentativi di rilanciare il 5G privato, mentre emergono complessità legate a regolamentazioni e dipendenze da giganti tecnologici globali.
L’impresa comune EuroHPC JU ha annunciato sei nuove “AI Factories”, centri di supercalcolo ottimizzati per l’AI, che dal 2026 vedranno protagonisti quattro paesi dell’Europa orientale: Repubblica Ceca (Ostrava), Lituania (Vilnius), Polonia (Cracovia) e Romania (Bucarest), insieme a Paesi Bassi e Spagna. Questi si aggiungono ai 13 hub già selezionati, con l’obiettivo di democratizzare l’accesso al calcolo AI per startup e PMI, integrando fino a 25.000 chip avanzati in supercomputer come JUPITER, il primo exascale europeo in Germania. L’inclusione dell’Est Europa corregge uno squilibrio storico, ma i finanziamenti per future “Gigafactory” AI restano incerti, con l’UE che cerca di bilanciare innovazione e autonomia.
Parallelamente, una sentenza preliminare della Corte di Giustizia UE (causa C-496/24) chiarisce che le copie offline da servizi di streaming, come i download temporanei di Netflix, non sono soggette alla tassa per copia privata. L’Avvocato Generale Szpunar ha argomentato che tali copie, controllate dai provider tramite misure tecniche, non rientrano nell’eccezione di “copia privata” della Direttiva 2001/29/CE. Questo favorisce piattaforme streaming e utenti, ma potrebbe ridurre i compensi per i creator, evidenziando tensioni tra innovazione tecnologica e diritti d’autore.
Nel settore energetico, SolarPower Europe ha riammesso Huawei come membro, superando la blacklist del 2021 per rischi di sicurezza. La decisione riflette il pragmatismo dell’UE, dipendente dall’80% di pannelli solari cinesi per raggiungere il 45% di rinnovabili entro il 2030. Tuttavia, la mossa solleva interrogativi su cybersecurity e competizione con la nascente industria solare europea, in un contesto di supply chain fragili.
Sul fronte globale, il boom dell’AI da 1 trilione di dollari è alimentato da accordi “circolari” tra OpenAI, Nvidia, AMD, Oracle e xAI. Nvidia investe 100 miliardi in OpenAI, che acquista suoi chip; OpenAI diventa azionista AMD, mentre Oracle costruisce data center con chip Nvidia. Questi intrecci, che coinvolgono anche xAI di Elon Musk (20 miliardi di round) e CoreWeave, sollevano timori di una bolla simile alle dot-com, con OpenAI lontana dalla redditività fino al 2030. L’UE osserva con cautela, mentre compete con la Cina.
In Francia, il 5G privato fatica a decollare, con sole 12 reti attive e 50 in sviluppo, contro le 4.000 della Cina. Grandi player come EDF e Airbus adottano reti dedicate per efficienza (+10-15%), ma i costi elevati (4-5 milioni di euro per progetti come Limoges) limitano l’accesso alle PMI. L’apertura di nuove frequenze 3.8-4.2 GHz nel 2025 potrebbe democratizzare la tecnologia, ma la Francia rischia di restare indietro senza sussidi e strategie chiare.Questi sviluppi riflettono un’Europa in bilico: innovazione AI e transizione verde sono prioritarie, ma dipendenze estere e ostacoli economici richiedono soluzioni urgenti per mantenere la competitività globale.