Interviste • TLC e Infrastrutture

Rete unica: “Una sola rete e un solo fornitore non è mai un vantaggio per il mercato”

Dario Denni - Rete Unica

Il contributo al dibattito di Dario Denni, Fondatore di Europio Consulting: “In realtà, non c’è conflitto tra FiberCop e Open Fiber. Il conflitto potenziale è tra le regole degli Aiuti di Stato e le azioni intraprese dall’Italia”.


1. Prospettive e Orizzonte Temporale

Il progetto della rete unica avrà un orizzonte lungo, proiettato verso il 2027, salvo improvvise accelerazioni. Prima di quella data, qualora dovesse concretizzarsi la fusione tra FiberCop e Open Fiber, si andrebbe a determinare un earn-out di ulteriori 2,5 miliardi di euro che KKR difficilmente desidera versare a TIM sulla base degli accordi presi in fase di scorporo.

Tuttavia, si potrebbero creare condizioni particolari in cui l’integrazione verrebbe adempiuta a metà, magari attraverso una partecipazione rilevante. Quando l’interesse pubblico aziona leve tipiche dei privati non ci sono limiti alla fantasia: la soluzione finale potrebbe sorprenderci, esattamente come è accaduto con l’intervento del MEF.


2. Il Nodo degli Aiuti di Stato e la Governance

Il vero conflitto potenziale non è tra FiberCop e Open Fiber, bensì tra le regole europee sugli Aiuti di Stato e le azioni intraprese dall’Italia. Sebbene sia legittimo l’interesse dello Stato a spingere per la realizzazione delle infrastrutture promesse, resta da vedere fino a che punto Bruxelles deciderà di intervenire, dato che le dinamiche interne italiane non sempre attirano l’attenzione degli organi europei.

Nel frattempo, emerge un chiaro malcontento per le aree non ancora coperte, per i civici esclusi e per i continui cambi tecnologici di rotta: dalla fibra, al FWA, fino al satellite. A preoccupare non sono solo le tempistiche, ma la qualità complessiva dell’intervento pubblico, l’entità dei sussidi erogati e una governance complessiva che appare interamente da rivedere.


3. Unire a Freddo non Risolve le Criticità

Le criticità e i ritardi dei piani BUL erano evidenti sin dal primo giorno. Unire a freddo FiberCop e Open Fiber non porta automaticamente alla risoluzione dei problemi strutturali a monte. Gli interessi da comporre non dividono semplicemente il pubblico dal privato, ma coinvolgono molteplici portatori di interessi che si affacciano su questo settore.

La politica fatica a trovare un rimedio perché le competenze richieste e il potere decisionale non sono centralizzati o univoci. La strategia più razionale sarebbe arrivare a una rendicontazione e chiusura trasparente delle attività in corso, evitando di aggiungere ulteriore complessità. Parlare già adesso di nuovi bandi appare decisamente prematuro.


4. Il Valore del Mercato e il Ruolo delle PMI

Avere un solo fornitore e una sola rete non rappresenta mai un vantaggio per il mercato. Se l’unica soluzione possibile rimane la rete unica, a fronte della nascita di decine di infrastrutture indipendenti, bisogna riconoscere che ormai si è accumulato un forte ritardo. L’unica opzione finora inesplorata è quella di affidare lo sviluppo agli operatori locali nativi, radicati sul territorio e con bilanci in crescita.

Il procurement pubblico dovrebbe strutturare bandi a misura di PMI, abbandonando accordi quadro e lotti troppo estesi che escludono il nostro tessuto produttivo a favore di grandi operatori che restano comunque piccoli se paragonati ai colossi d’oltreoceano. Anche sul perimetro societario, non ha senso dividere rigidamente le aree geografiche in base ai civici: un acquirente guarda alla sostenibilità dei bilanci, non alle classificazioni formali delle aree nere.


5. Incentivare il Take-Up e Sostenere la Domanda

Le aree oggetto di sussidi pubblici sono per definizione zone a fallimento di mercato: a mancare non era solo l’infrastruttura, ma la domanda stessa. Se la domanda continua a scarseggiare anche dopo l’arrivo della rete non c’è da stupirsi. Al netto di situazioni in cui la fibra risulta attiva sulle mappe ufficiali ma non è materialmente attivabile per l’utente, occorre risolvere i problemi dei KO tecnici.

I voucher di sostegno economico non bastano se i tempi di attivazione per il cliente finale richiedono mesi. Diventa infine prioritario ripristinare il corretto spazio economico tra le offerte attive sul mercato e i listini all’ingrosso della rete BUL: una discrepanza tariffaria che Infratel dovrebbe segnalare con decisione ad AGCOM, nonostante le persistenti resistenze di settore.