La Rete TIM sotto la Lente della Corte dei Conti: Il Nodo Giuridico della Holding con KKR Estranea al DPCM
L’analisi di Dario Denni (Europio Consulting)
I rilievi mossi dalla Corte dei Conti in merito all’intervento del MEF sulla rete fissa di TIM si segnalano per il notevole spessore delle osservazioni tecnico-giuridiche, ancor più che per le valutazioni di natura puramente economica. L’analisi della magistratura contabile evidenzia un disallineamento strutturale tra l’operazione ipotizzata nei fatti e il perimetro rigidamente autorizzato dal decreto interministeriale.
1. Il Mismatch tra Relazione Integrativa e DPCM
In via preliminare, l’attività istruttoria e le note integrative trasmesse dal Ministero dell’Economia e delle Finanze portano alla luce un’architettura societaria decisamente più complessa rispetto a quella originariamente autorizzata dal DPCM. Il decreto governativo, infatti, limita rigorosamente l’intervento dello Stato allo stanziamento di fondi destinati a una partecipazione diretta in NetCo, senza contemplare veicoli intermedi.
Al contrario, i documenti istruttori svelano l’intenzione del MEF di co-partecipare a una vera e propria holding finanziaria insieme al fondo statunitense KKR e ad altri investitori istituzionali privati. Questa holding andrebbe a controllare un veicolo societario di secondo livello (sub-holding) a cui spetterebbe, a valle, il compito di finalizzare l’acquisizione di NetCo, una volta completato il conferimento della rete primaria e secondaria di TIM dentro FiberCop.
2. Lo Spettro della Nullità dell’Atto Societario
Si tratta del fulcro giuridico e del rilievo più pesante contenuto nel parere dei magistrati contabili. Dal momento che il DPCM vincola la legittimità dell’azione pubblica ed eroga la relativa copertura finanziaria esclusivamente per l’ingresso diretto in NetCo, qualsiasi operazione societaria alternativa o più articolata – non esplicitamente prevista dal testo normativo – potrebbe configurare una violazione del Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica (TUSP).
L’insorgere di un vizio di conformità rispetto al TUSP comporterebbe il rischio formale di nullità degli atti societari successivi, determinando un grave danno patrimoniale e d’immagine per lo Stato, qualora l’operazione venisse contestata o bloccata nelle fasi successive di esecuzione.
3. Limiti del Parere e Asimmetrie Infrastrutturali
La Corte dei Conti ha necessariamente limitato il proprio scrutinio al testo del DPCM vigente, non potendo esprimersi su fattispecie complesse ed evolutive non ancora formalizzate da una norma di legge. Questo elemento assegna un valore relativo alle conclusioni del parere: lo scenario reale appare in costante movimento ed è probabile che l’operazione finale richieda la costituzione di due ulteriori società distinte rispetto al perimetro originario di NetCo.
Sul piano industriale, l’assetto vede FiberCop già in possesso della rete secondaria in rame e fibra di TIM. Con il completamento del progetto NetCo, anche la rete primaria dell’ex monopolista verrebbe integrata all’interno di FiberCop, dove è già presente Teemo Bidco (società controllata da KKR). L’impianto del DPCM si concentra unicamente su questo passaggio lineare, evidenziando una forte asimmetria logica rispetto ai piani finanziari di holding descritti nelle note del Ministero. Uno scenario complesso, ma i cui nodi regolatori appaiono ormai delineati.