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Swisscom-Vodafone: I Grandi Operatori Frenano sul Consolidamento e si Aprono i Rischi per Open Fiber




Swisscom Vodafone Consolidamento TLC

“Siamo passati dalla tempesta perfetta alla tempesta in un bicchiere d’acqua.”
Dario Denni, Europio Consulting

L’istruttoria antitrust sull’acquisizione di Vodafone Italia da parte di Swisscom sta riservando sorprese del tutto inaspettate. Le dichiarazioni formali depositate dagli operatori concorrenti – come TIM, Open Fiber e Iliad – stanno animando il dibattito regolatorio, sollevando seri interrogativi sull’effettivo impatto macroeconomico di questa complessa operazione di concentrazione sul mercato domestico delle comunicazioni elettroniche.


1. Il Dietrofront Ideologico sul Consolidamento

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a pressanti richieste di consolidamento del settore da parte dei principali operatori infrastrutturati. Diverse voci avevano invocato a gran voce la necessità di una maggiore concentrazione dei player, sostenendo che l’iper-competitività stesse rendendo il mercato industriale insostenibile. Tuttavia, le memorie inviate all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) disegnano oggi un quadro diametralmente opposto.

In particolare TIM, che ha recentemente finalizzato la cessione della propria rete primaria e secondaria al fondo statunitense KKR, ha espresso forte preoccupazione per il progetto di acquisto guidato da Swisscom. Secondo TIM, la concentrazione potrebbe limitare in modo significativo la concorrenza su diversi segmenti. La postura risulta sorprendente se confrontata con i precedenti appelli europei del suo AD Pietro Labriola relativi alla “tempesta perfetta” del comparto: in sede istruttoria, TIM ha persino sollevato riserve sull’accordo Fastweb-Eolo, evidenziando come esso assuma un peso del tutto diverso alla luce di questa operazione.


2. L’Allarme di Open Fiber e la Soglia Critica delle Aree Nere

Anche Open Fiber ha manifestato un perentorio allarme strategico, sottolineando come la potenziale perdita di un cliente commerciale di rilievo come Vodafone possa compromettere in modo strutturale la sostenibilità dei piani di investimento nelle cosiddette aree nere (le zone competitive dove coesistono almeno due reti in fibra ultraveloce FTTH). Tale rilievo, benché formalizzato nei documenti ufficiali dell’autorità, è rimasto quasi invisibile sui media tradizionali.

Open Fiber ha formalmente “rilevato che l’Operazione è idonea a restringere la concorrenza nel mercato dei servizi di accesso all’ingrosso di rete fissa dal momento che può favorire l’attrazione verso la rete Fibercop della domanda di servizi di accesso espressa da Vodafone Italia, che attualmente si indirizza a OF; in tale scenario la domanda di servizi di accesso soddisfatta da OF potrebbe scendere al di sotto della soglia critica che rende sostenibile l’investimento infrastrutturale della stessa OF, che la società reputa pari al [omissis]% della domanda complessiva nelle aree nere, con la conseguenza di eliminare o indebolire l’importante vincolo competitivo che la stessa OF rappresenta nel mercato” (Cap. 80, bollettino AGCM 36/2024).


3. La Posizione di Iliad e la Focalizzazione Antitrust

Iliad, dal canto suo, ha sollevato riserve circa un potenziale incremento unilaterale dei prezzi all’ingrosso da parte di Fastweb a seguito del perfezionamento dell’acquisizione. L’Antitrust ha tuttavia ridimensionato tale scenario, rilevando che il 90% del mercato wholesale risulta governato da altri operatori di rete.

Per questa ragione, l’AGCM ha deliberato di circoscrivere la prosecuzione dell’analisi approfondita esclusivamente a due perimetri di mercato considerati altamente strategici e a forte rischio di duopolio: il segmento Corporate (servizi Business) e quello della Pubblica Amministrazione.


4. Conclusioni: Ricalibrare le Narrazioni di Crisi

In conclusione, l’iter istruttorio sul caso Swisscom-Vodafone scardina la retorica corrente e si offre come una preziosa opportunità analitica per comprendere i reali equilibri macroeconomici del comparto delle telecomunicazioni. Le nette resistenze e le contraddizioni emerse tra i grandi operatori evidenziano la necessità di rivalutare a fondo le tesi difese finora circa le cause strutturali della crisi di settore. Con ogni probabilità, la politica e le autorità di regolazione dovrebbero cominciare a indirizzare lo sguardo altrove.

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