Zero Rating e Neutralità della Rete: Il Verdetto della Corte UE tra Divieti di Principio e Poteri dei Regolatori
L’analisi di Dario Denni (Direttore della regolamentazione di Europio Consulting)
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha pronunciato un verdetto fondamentale destinato a ridefinire i confini delle politiche commerciali degli operatori di telecomunicazione e la tenuta del principio della neutralità della rete. Al centro del contenzioso si colloca la pratica dello zero-rating, ovvero quell’opzione tariffaria con cui un provider esclude il traffico dati generato da specifiche applicazioni o servizi digitali di largo consumo (spesso OTT partner) dal calcolo del plafond mensile del cliente, penalizzando indirettamente i concorrenti minori.
1. L’Origine del Contenzioso e il Rinvio Pregiudiziale
L’iter giurisprudenziale si è innescato in Germania, dove alcuni operatori mobili hanno adito il Tribunale Amministrativo tedesco in opposizione ai provvedimenti di censura spiccati dall’Autorità Nazionale di Regolazione (la *Bundesnetzagentur*). Di fronte alla complessità tecnica della fattispecie e alla necessità di un’interpretazione uniforme del diritto comunitario, il giudice amministrativo tedesco ha ravvisato l’esigenza di sospendere il giudizio interno per sollevare un rinvio pregiudiziale dinanzi alla Corte Europea.
I giudici di Lussemburgo, investiti della questione, hanno analizzato la conformità strutturale di tali offerte promozionali riscontrando una doppia frizione normativa. Trovandosi di fronte a un’architettura tariffaria che integrava già una violazione oggettiva delle regole comunitarie sul roaming internazionale, la Corte ha esteso il proprio giudizio di illegittimità alle opzioni di zero-rating attivate su quel medesimo pacchetto commerciale, dichiarandole in palese contrasto con i dettami del Regolamento europeo sull’Open Internet (UE 2015/2120).
2. Conclusioni: Il Ruolo delle Autorità Nazionali
La sentenza ribadisce che la tutela di un’Internet aperta e non discriminatoria non ammette limitazioni logiche basate su convenienze commerciali. Se da un lato lo zero-rating viene censurato in via di principio ogniqualvolta comprima la libertà di scelta del consumatore o alteri l’instradamento paritario dei flussi, la Corte fa salvo il potere di scrutinio dei regolatori nazionali (come l’AGCOM in Italia).
Spetta alle singole Autorità indipendenti analizzare i listini e i profili di traffico attraverso valutazioni mirate caso per caso, accertando che i vantaggi economici concessi all’utente finale non si traducano in barriere all’ingresso per i nuovi attori digitali, preservando l’uguaglianza assiologica del mercato delle telecomunicazioni.