Se il Rischio Regolatorio è un’Opportunità: Il Modello “Deny, Delay, Defend” e la Dismorfofobia di TIM
L’analisi di Dario Denni (Europio Consulting)
Il recente convegno in memoria di Franco Morganti, una delle menti più brillanti e lungimiranti della storia delle telecomunicazioni italiane, offre la sponda analitica per riflettere sulle asimmetrie competitive e sulle strategie di difesa legale che hanno governato il comparto nell’ultimo ventennio. In un mercato in cui il rischio normativo si trasforma sistematicamente in vantaggio patrimoniale per l’operatore storico, comprendere le dinamiche del ritardo regolatorio è cruciale per anticipare la tenuta futura del settore.
1. La Liquidità delle Regole come Vantaggio
Laddove si determina un rischio normativo, si dischiude specularmente un’opportunità di business per un altro attore di mercato. Il settore sconta vent’anni di regole asfittiche che non hanno impedito il consolidamento di condotte escludenti e abusi di posizione dominante. In questo contesto, le rimostranze dell’incumbent verso rimedi che giungono con cinque anni di ritardo appaiono paradossali: guidare l’evoluzione tecnologica guardando unicamente lo specchietto retrovisore si è rivelato la reale chiave del successo per il soggetto passivo della regolazione.
Il ritardo nell’approvazione dei remedies equivale a muoversi in totale assenza di vincoli operativi. Disporre di regole liquide, tardive ed elastiche si traduce in un asset prezioso. Questa progressiva erosione delle fonti europee del diritto – alimentata dalla preferenza per i Regolamenti diretti rispetto alle Direttive per mere ragioni di celerità procedurale – ha aperto la strada a una regolamentazione per “linee guida”, talmente flessibili da consentire ai singoli Governi di piegarne l’auto-interpretazione a seconda degli interessi contingenti da negoziare a Bruxelles, come accaduto per le mappature VHCN e i piani di aiuto del PNRR.
2. La Strategia del Rinvio: Deny, Delay, Defend
Mentre la narrazione istituzionale di TIM descrive un comparto in perdita strutturale, in cui la rete fissa e mobile si è ridotta a una commodity priva di margini industriali al punto da minacciare la sopravvivenza stessa del settore entro un triennio, le scelte societarie passate svelano l’efficacia del modello “Deny, Delay, Defend”. Sfruttando il dipartimento antitrust aziendale più forte del mercato, l’operatore storico ha inanellato successi strategici notevoli: dallo scorporo legale volontario confinato alla sola rete secondaria – un unicum giuridico –, fino all’accordo di esclusiva con DAZN.
Il medesimo schema si è riprodotto nella fissazione delle tariffe all’ingrosso (*wholesale*). Il ritardo nel consolidamento della contabilità regolatoria certificata, unito al sistematico ricorso giurisdizionale contro le delibere tariffarie dell’AGCOM, ha consentito a TIM di preservare per anni il meccanismo del retail minus, posticipando l’applicazione rigorosa del principio dell’orientamento al costo (*cost orientation*) a danno degli operatori concorrenti.
3. La Sindrome da Dismorfofobia di TIM
Nello scenario attuale, in cui si affronta con eccessiva disinvoltura il delicato capitolo del delayering (la scomposizione societaria e logica della rete fissa), le Autorità di regolazione dovrebbero interrogarsi sulla reale tenuta competitiva del mercato. TIM manifesta una sorta di dismorfofobia clinica: si guarda allo specchio e si vede debole, amplificando i propri difetti e infantilizzando la propria postura competitiva, smarrendo la consapevolezza del proprio ruolo di incumbent.
Le dichiarazioni provocatorie circa la tentata restituzione delle frequenze d’uso dello spettro 5G riflettono questa alterazione della percezione strategica. L’operatore storico deve interrompere questo flusso negativo, recuperando la piena contezza di un potenziale industriale e di capitale umano che resta di assoluto rilievo nel panorama nazionale.
4. Scelte Controintuitive per la Rinascita
La cura per invertire il trend richiede l’adozione di scelte commerciali e istituzionali fortemente controintuitive, smettendo di posizionarsi al rimorchio delle strategie dei concorrenti d’oltreconfine. Se gli operatori alternativi premono per l’innalzamento dei limiti nazionali di emissione elettromagnetica, TIM dovrebbe sostenere l’approccio opposto, dimostrando che l’attuale quadro prudenziale è idoneo e che lo sviluppo di una rete 5G efficiente può essere completato con successo all’interno dei parametri vigenti, lasciando ai competitor l’onere dell’esposizione politica.
In modo analogo, mentre le altre telco invocano la riduzione dell’aliquota IVA sui servizi di connettività, TIM dovrebbe sottrarsi a questa rivendicazione corporativa sterile, dichiarando l’intenzione di non voler comprimere l’imponibile a beneficio delle tariffe finali. Lasciare che siano attori come Iliad a dettare l’agenda regolatoria trasforma il mercato in una favola distorta, in cui un lupo travestito da pastore spinge le pecore ad abbaiare al posto suo. È tempo che l’operatore storico ritrovi la propria reale identità industriale.