La Pace Apparente tra Cloud e Telco: L’Asimmetria Strutturale che la Richiesta di Fair Share non sa Risolvere
L’analisi di Dario Denni (Europio Consulting)
È scoppiata la pace sul mercato tra i fornitori di accesso a Internet e i colossi dei servizi cloud. Si tratta di una tregua industriale che perfino l’Economist accoglie con manifesto scetticismo, interrogandosi se l’industria del cloud finirà per fagocitare il comparto delle telecomunicazioni 5G. Fino a poco tempo fa, chi era impegnato nell’edificazione delle reti fisiche aveva ingaggiato una dura battaglia regolatoria per imporre il pagamento di un pedaggio a chi distribuisce servizi online ad alto valore senza sopportare gli oneri materiali di scavi, licenze e infrastrutture.
1. L’Accordo Forzato davanti ai Casi d’Uso di Frontiera
L’avvento di reti ultraveloci fisse e mobili VHCN si incontra e si scontra quotidianamente con la diffusione di architetture cloud la cui gestione è nella disponibilità quasi esclusiva di pochissimi hyperscaler globali. L’esplosione di casi d’uso complessi – dall’intelligenza artificiale generativa all’automazione industriale, fino alla robotica collaborativa e ai veicoli a guida autonoma – richiede capacità computazionali e accumulo di dati massivi prossimi allo zero termodinamico della latenza.
La necessità di abilitare queste tecnologie ha spinto l’anello debole della catena – gli operatori di telecomunicazione storici – a stringere accordi commerciali, obtorto collo, con quello che fino a ieri era identificato come il nemico regolatorio principale. In ogni quadrante geopolitico, attori come Google, Amazon e Microsoft hanno avviato la sottoscrizione di partnership strategiche con gli ex monopolisti telefonici nel tentativo di integrare i rispettivi servizi.
2. L’Oligopolio dei Contenuti vs l’Affanno delle Reti Fisiche
Mappare l’interrelazione logica che unisce le reti fisiche wired e wireless alle piattaforme applicative richiede l’esame di due modelli imprenditoriali dalle finalità radicalmente divergenti. Gli hyperscaler operano in regime di oligopolio transnazionale su mercati ad altissima marginalità. Essi beneficiano di forti effetti di rete e di economie di scala e di scopo, supportati da ricavi iperbolici costantemente reinvestiti in ricerca e innovazione di frontiera. Un’azione industriale che si sviluppa in assenza di una fiscalità ad hoc o di regole ex-ante, mitigata unicamente da tardivi interventi sanzionatori ex-post.
Al contrario, i gestori delle reti fisse affrontano investimenti pesanti per portare la fibra ottica FTTH fino all’appartamento dell’utente, necessitando del sostegno alla domanda generato dalle medesime applicazioni OTT per non lasciare i cavidotti scarichi di traffico remunerativo. Nel segmento mobile, le telco si trovano ad aver dilapidato preziosi capitali nell’oneroso acquisto delle licenze d’uso delle frequenze radio, esaurendo i margini finanziari necessari a onorare gli obblighi di copertura cellulare sul territorio.
3. Conclusioni: Il Fallimento delle Pretese di Pedaggio
Per queste ragioni macroeconomiche, il rapporto di forza che lega un fornitore di servizi cloud a un operatore di rete fissa o mobile rimarrà strutturalmente sbilanciato a favore del primo. Nemmeno la cornice dei piani pubblici di ripresa e resilienza, pur stanziando ingenti sussidi governativi per colmare i fallimenti di mercato nelle aree geografiche più critiche del Paese, sarà in grado di ridefinire questo equilibrio di potere economico.
Uno scenario appare inopponibile: i cloud provider globali non parteciperanno in alcun modo, né direttamente né indirettamente, ai costi vivi legati all’infrastrutturazione fisica degli Stati in cui distribuiscono le proprie soluzioni. Le telco devono rassegnarsi all’evidenza che la crisi della loro redditività non si risolve rivendicando l’introduzione di pedaggi artificiali su Internet, ma rinegoziando la propria offerta di valore all’interno di una filiera digitale radicalmente trasformata.