Il Digital Package Cura i Sintomi e non le Cause: Prima del Fair Share Occorre Rivedere il PNRR
L’analisi di Dario Denni (Europio Consulting)
Il nuovo pacchetto regolamentare europeo per la trasformazione della connettività si presenta come un tentativo di arginare il nostro palese ritardo tecnologico globale. Tuttavia, l’impianto normativo sembra accanirsi sul trattamento dei sintomi anziché sulla rimozione delle cause strutturali. Dalla deregolamentazione degli scavi tramite il silenzio-assenso all’innalzamento dei limiti elettromagnetici per installare meno antenne 5G, la rincorsa forzata rischia di generare profonde asimmetrie di mercato.
1. L’Illusione del Doping Finanziario degli Aiuti di Stato
La frustrazione derivante dall’incapacità di correre alla medesima velocità dell’ecosistema digitale globale sta spingendo il legislatore a commettere gravi errori metodologici. Si presume che drogare l’economia reale attraverso l’iniezione massiccia di Aiuti di Stato possa rendere sostenibile lo sforzo di anticipare scenari industriali per i quali il tessuto produttivo non è ancora pronto. Esattamente come il doping nello sport altera la competizione senza strutturare un atleta sano – un corridore che assume anabolizzanti non replicherà mai le performance di Usain Bolt –, l’intervento forzoso dello Stato distorce le dinamiche di mercato.
I soli fondi del PNRR non possono dispiegare gli effetti attesi se sul territorio manca la reale capacità produttiva e industriale necessaria a mettere a terra gli obiettivi prefissati. Strette in questo affanno, le imprese storiche del comparto hanno iniziato a invocare la stampella del *fair share* – un contributo equo a carico dei fornitori di contenuti – per finanziare la rete d’ultimo miglio. Questa proposta non si limita a modificare i parametri competitivi: sovverte interamente le regole del gioco economico, giustificando il fatto che aziende con i bilanci in rosso preferiscano portare i propri libri contabili al Governo piuttosto che in Tribunale.
2. Il Fallimento Progettuale e le Regole a Rallentatore
I ritardi correnti sono i chiari segnali di un fallimento strutturale nella progettazione a monte dei piani di ripresa. Il Codice delle Comunicazioni Elettroniche, a pochi mesi dal suo varo, appare già obsoleto poiché ha preteso di normare iniziative nate non da reali esigenze di mercato, ma dal tentativo furbesco di deregolamentare per accelerare i cantieri. Chi ha stabilito, d’altronde, che la priorità assoluta del Paese fosse portare un collegamento simmetrico a 1 Gigabit a ogni singolo cittadino entro il 2026?
A questo quadro si somma il paradosso delle linee guida europee sugli aiuti di Stato per le reti ad alta capacità, giunte molto tempo dopo l’erogazione dei finanziamenti stessi. È l’equivalente commerciale di recarsi in banca, ottenere un mutuo e successivamente presentare un progetto edilizio completamente difforme da quello approvato. Le regole retroattive stabiliscono che non sia possibile alienare l’asset prima dell’estinzione del debito, lasciando l’operatore formalmente responsabile: un’architettura normativa tardiva che pretende di esercitare un controllo ex-post su fatti interamente consumati in precedenza.
3. Il Limite Occidentale della Filiera dei Semiconduttori
Per comprendere i limiti di una transizione forzata dai sussidi pubblici basta osservare i mercati macroeconomici in cui questo presunto futuro è già diventato passato. Gli Stati Uniti si sono bruscamente accorti che iniettare 50 miliardi di dollari nel Chips Act non è sufficiente a colmare il ritardo strategico nella produzione autonoma di semiconduttori di ultima generazione. Il capitale finanziario si è scontrato con l’assenza oggettiva di competenze tecniche sul suolo americano.
Il tentativo di prelevare ingegneri e operai specializzati da Taiwan per trapiantarli negli stabilimenti di Phoenix si è rivelato una scommessa complessa e fallimentare. Nel mondo occidentale la tutela della dignità del lavoro impedisce lo sfruttamento intensivo e i modelli sociali applicati nelle fabbriche asiatiche. Di conseguenza, produrre microchip in America esige costi cinque volte superiori a fronte di una carenza strutturale di oltre diecimila tecnici qualificati.
4. Conclusioni: Per una Crescita Organica del Settore
Stiamo vivendo la più violenta accelerazione industriale dal secondo dopoguerra a oggi, interamente trainata dall’algoritmo e dall’infrastruttura di rete. Ci troviamo nella condizione paradossale di non essere più figli del nostro tempo, travolti da dinamiche di gig economy, space economy, veicoli autonomi e intelligenza artificiale generativa che non abbiamo avuto il tempo di governare o immaginare. Portare una rete privata 5G all’interno di un sito estrattivo perde ogni valore se poi si rinuncia a presidiare le più elementari tutele di sicurezza: è l’esperienza drammatica delle miniere di carbone cinesi, digitalizzate e robotizzate su carta, ma teatro della perdita di centinaia di vite umane.
L’Europa sa già di non poter traguardare la posa della fibra ottica in ogni unità immobiliare entro il 2030; eppure l’Italia, in preda a un’ambizione speculativa, pretende di completare l’opera con quattro anni di anticipo su scadenze irraggiungibili. Solo una crescita organica del mercato, accompagnata da una regolazione equilibrata e proporzionata, può consentire ai grandi Paesi europei di implementare le nuove tecnologie massimizzando il reale benessere economico e sociale di cittadini e imprese.