La Sfida dei Talenti nell’Ecosistema Digitale Europeo – (cap.8)
Ostacoli alla Vera Autonomia e alla Costruzione di un Know-how Interno
Il dibattito sulle strategie digitali, sia a livello nazionale che europeo, è spesso condizionato da fattori che ne compromettono l’efficacia, l’oggettività e la rilevanza. Uno di questi fattori è il ruolo degli “studi orientati“, ovvero quelle analisi e ricerche commissionate da soggetti portatori di interessi con l’intento specifico di dimostrare una tesi predefinita, anziché fornire un’analisi obiettiva delle risorse esistenti e delle reali necessità. Questo approccio, spesso distorce la realtà sul campo e ostacola la formulazione di strategie basate su dati concreti e oggettivi. La conseguenza è una pianificazione disconnessa dalla realtà, che difficilmente può portare a risultati utili o sostenibili per il contesto italiano, rendendo vani anche gli sforzi per raccogliere dati interni o per commissionare studi più pertinenti.
Parallelamente, l’Europa si trova ad affrontare una sfida significativa nella competizione globale per i talenti specializzati nel campo dell’AI e delle tecnologie digitali. Nonostante gli sforzi, come l’impegno della Commissione Europea per l’assunzione di specialisti di intelligenza artificiale, la loro formazione in corsi dedicati nelle migliori università, accade che i talenti restano scarsi, altamente contendibili e mobili. Molti giovani e brillanti professionisti europei vengono attratti da aziende estere che offrono non solo paghe economicamente superiori, ma anche opportunità di carriera che le realtà europee, incluse le istituzioni pubbliche, faticano a replicare. Questo fenomeno di fuga dei cervelli è così pervasivo che persino giganti tecnologici mondiali, in questo momento di massima espansione degli investimenti su AI, stanno riscontrando oggettive difficoltà a trattenere risorse specializzate o acquisire nuovi talenti da altre società che ce li hanno all’interno.
Senza una base solida di ricerca interna, di sviluppo di know-how e di un bacino di talenti qualificati e motivati, l’Europa non solo rischia di rimanere indietro nella corsa all’innovazione tecnologica, ma allontana le prospettive di miglioramento che nascono dal basso. La capacità di attrarre e trattenere i migliori cervelli è tanto cruciale quanto la disponibilità di capitali o di infrastrutture.Senza una strategia coordinata che investa massicciamente nell’educazione, nella ricerca e nello sviluppo di carriere competitive, l’Europa si troverà presto in una posizione di svantaggio strutturale, costretta a dipendere da soluzioni esterne, compromettendo ulteriormente la sua aspirazione alla sovranità e all’indipendenza digitale. La retorica del “progresso” e dello “sviluppo” che abbiamo affrontato all’inizio della trattazione, non può concretizzarsi senza le menti che la progettano e la realizzano.
Il fatto che la materia sia estremamente complessa e dibattuta non ne diminuisce l’importanza; al contrario, richiede un maggiore sforzo di comprensione e una volontà politica di agire su analisi profonde piuttosto che su narrazioni superficiali. Non è chiaro ad esempio quali atti conseguenti hanno fatto seguito alle numerose indagini – anche parlamentari – sugli impatti AI e Lavoro. Come e chi sta misurando l’efficacia delle misure intraprese? La mancanza di una “sfera di cristallo” per prevedere i lavori del futuro non deve giustificare l’inerzia attuale, ma spingere a creare un ambiente favorevole dove i nuovi talenti possano emergere e prosperare in Europa, anziché altrove.