Sviluppo vs. Progresso: La Proliferazione dei Data Center (cap.4)
Strategia Infrastrutturale e Impatto Socio-Economico
Il fenomeno della proliferazione dei data center possiamo paragonarlo ad una “rincorsa” dettata dal panico, una reazione impulsiva e generalizzata, come quando si crea allarme tra la folla e tutti corrono. Questa frenesia infrastrutturale sembra priva di una chiara valutazione della necessità reale o delle risorse esistenti a livello nazionale o europeo. Per analizzare questa dinamica, è utile richiamare la distinzione tra “sviluppo” e “progresso“. Lo “sviluppo” porta qualcosa che non c’era prima però non necessariamente è utile, mentre il “progresso” è quel qualcosa che ci è utile. L’espansione dei data center rientra spesso nella categoria dello “sviluppo edilizio”, non sappiamo ancora se ci sarà utile e in che misura.
Un data center, contrariamente all’immaginario comune di un’opera futuristica e complessa, è in realtà un edificio relativamente semplice da realizzare, spesso “vuoto”, “destrutturato”, privo di molte delle caratteristiche degli edifici tradizionali, come finestre o molteplici tramezzi in mattoni. La sua costruzione può essere potenzialmente veloce perché non servono tante porte, entrate, uscite, solo le vie di fuga. L’hardware e i cavi arrivano spesso già pre-assemblati e vengono semplicemente installati. La sensazione nel visitare queste strutture in costruzione, è alienante perché non c’è niente. Il data center da solo è ospitato in una struttura vuota, sostenuta da plinti e colonne che sorreggono interi piani dell’edificio. Si ha la sensazione di entrare in un campo di calcio di cemento. Questo “sviluppo edilizio” è facilmente replicabile “ovunque”, ma non garantisce di per sé un “progresso” utile.
Il vero “progresso”, invece, risiede nell’utilità strategica e nella gestione intelligente di queste infrastrutture. In Italia, tuttavia, emerge una sconcertante mancanza di conoscenza diffusa dei data center già presenti nel paese. Questo nonostante la direttiva europea NIS2 sulla cybersicurezza, che richiede a tutti gli enti in diversi settori produttivi di adeguarsi a elevati standard di cybersicurezza e di essere “censite” da un’agenzia apposita (in Italia, ACN). Il Ministero dello Sviluppo Economico (ora Ministero delle Imprese e del Made in Italy) dovrebbe avere l’elenco degli enti essenziali e importanti, tra cui i fornitori di servizi data center e cloud. Tuttavia, questa “lacuna strategica” è un ostacolo fondamentale per qualsiasi pianificazione efficace. L’analisi approfondita di ciò che “abbiamo in casa” dovrebbe essere la prima cosa da fare prima di ogni strategia.
Questa mancanza di conoscenza e di strategia contrasta nettamente con l’approccio di paesi come la Francia, che ha implementato una pianificazione “ragionata” per la distribuzione geografica dei data center. La Francia si basa su una rete elettrica ben distribuita e performante in tutto il territorio e, mira a garantire una “distribuzione equa della potenza di calcolo” su tutto il territorio. L’obiettivo è evitare la concentrazione in poche aree e promuovere una logica di interesse pubblico. La Francia ha persino suggerito di costruire data center in aree come la Loira, che, sebbene evochi immagini bucoliche e di castelli ha assunto un peso rilevante per ospitare questi edifici. L’Italia, pur avendo avviato una consultazione sulla strategia per i data center esteri e facilitando gli investimenti superiori al miliardo di euro con la nomina di un Commissario, manca ancora di una programmazione diffusa e soprattutto consapevole.
Senza una programmazione che colleghi lo “sviluppo edilizio” alla reale “utilità” e gestione strategica, la proliferazione dei data center rischia di essere un mero esercizio di “sviluppo” senza autentico “progresso”, lasciando il paese in una posizione di vulnerabilità e dipendenza infrastrutturale e digitale, e di non beneficiare del lavoro a più alto valore aggiunto.