Geopolitica • Governance dell’AI e Standard Globali

L’AI stretta tra sistemi giuridici ed implicazioni geopolitiche: I limiti del modello europeo

L’analisi di Dario Denni (Europio Consulting)

L’Unione Europea si è affermata nel panorama internazionale per una spiccata capacità normativa, un fenomeno ampiamente studiato nel diritto internazionale e nella geopolitica sotto la definizione di “Brussels Effect“. Una leadership esercitata nell’ambito della governance digitale che mira a strutturare standard globali basati sulla prevenzione del rischio, ma che si scontra frontalmente con le visioni asimmetriche delle altre grandi superpotenze.


1. Il Mismatch di Valori tra i Blocchi Globali

L’approccio europeo all’Intelligenza Artificiale si focalizza sulla mitigazione del rischio, con l’intento esplicito di introdurre cautele stringenti a salvaguardia dei diritti fondamentali, della riservatezza e della sicurezza dei cittadini, bilanciando l’avanzamento tecnologico con la tutela sociale. Questa impalcatura si differenzia nettamente dalle logiche competitive globali. Gli Stati Uniti agiscono come potenza tecnologica, finanziaria e militare orientata alla supremazia di mercato, mentre le autocrazie come la Cina interpretano la regolazione (ad esempio sulle fake news) come uno strumento di controllo statale e di coesione sociale. Perfino realtà come l’Arabia Saudita affrontano il tema in modo puramente transizionale, essendo state tra le prime a riconoscere un passaporto formale a un robot.

L’ordinamento europeo poggia su tre pilastri storici insostituibili: l’eguaglianza, il riconoscimento reciproco e la terzietà del giudice. Questa complessità intrinseca rende estremamente difficoltosa la stipula di accordi bilaterali o multilaterali con sistemi privi delle medesime fondamenta giuridiche. Nei negoziati internazionali legati all’ecosistema tecnologico, l’assenza di un terreno valoriale condiviso apre la strada all’applicazione unilaterale della legge del più forte, costringendo l’Europa a subire passivamente le condizioni dettate dai player dominanti.

“Gli attriti di giurisdizione ne illustrano l’improponibilità pratica. Convocato dal Garante Privacy italiano, il sistema cinese ha rifiutato esplicitamente di riconoscere l’autorità nazionale, azzerando ogni spazio di dialogo. Specularmente, aziende americane di frontiera come Clearview AI e OpenAI sono state sanzionate in Italia e Germania per l’uso massivo di dati personali in totale assenza delle cautele minime richieste dall’ordinamento comunitario.”


2. I Limiti dell’Iper-Regolazione e la Burocrazia dei Casi d’Uso

La regolamentazione europea, pur mossa da ambizioni inclusive, sconta una severa critica legata all’eccessiva farraginosità e alla perdita del principio di astrattezza delle normas. Per esplicitare l’applicazione di un singolo articolo dell’AI Act, le istituzioni hanno dovuto licenziare centinaia di pagine di linee guida interpretative. Questo minuzioso dettaglio tradisce la difficoltà intrinseca di inquadrare in anticipo un numero indeterminato di fattispecie tecnologiche evolutive.

Una norma giuridica, per mantenere la propria efficacia nel tempo, deve conservarsi generale e astratta. Sostituire questo principio con una sommatoria enciclopedica di casi d’uso contrae la portata della legge e moltiplica gli oneri burocratici per le imprese. Questo impianto rende il framework europeo incompatibile con sistemi normativi più agili, come quello statunitense testimoniato dall’Executive Order del Presidente Biden. Il rischio strutturale è la creazione di pesanti barriere all’innovazione e alla cooperazione internazionale, relegando l’Europa a un ruolo di attore lento e poco competitivo sullo scacchiere globale dell’AI.


3. Conclusioni: Sicurezza Nazionale e Aiuti di Stato

Le attuali tensioni geopolitiche si riflettono anche sull’allentamento della disciplina degli Aiuti di Stato, iniettando una forte flessibilità nei sistemi industriali per finalità di difesa. La natura intrinsecamente duale dell’IA (atta a usi civili e militari) la trasforma in un asset strategico per la sicurezza nazionale, evidenziando le profonde frizioni nel tentativo di coordinare ventisette differenti strategie di difesa nazionali in un unico fronte comune.

I fatti di mercato e le emergenze industriali continuano a precedere l’edificazione delle barriere legali. Se l’Europa intende salvaguardare la propria sovranità digitale, deve superare la logica dell’iper-regolazione ex-post per concentrarsi sullo sviluppo di capacità tecnologiche autonome, capaci di dialogare alla pari con i colossi transatlantici senza abdicare ai propri principi democratici fondamentali.

Torna all’Osservatorio RegTech