Report • Lecce, 28 Novembre 2025

Compliance e Responsabilità nella Filiera IT: La Sfida tra Norme Complesse, Asimmetrie Globali e Costi per le PMI

Confronto Digeat Festival
Grande momento di confronto al Digeat Festival tra Luca Bolognini, Fulvio Sarzana, Sarah Ungaro, Irma Padrone e Dario Denni su GDPR, certificazioni, responsabilità e filiere. Si ringraziano l’Avv. Andrea Lisi e gli organizzatori del Festival.

Il rapporto tra committente, titolare del trattamento dei dati, e fornitore IT rappresenta oggi un crocevia critico di sfide legali, economiche e operative. Al centro del dibattito vi è la necessità di garantire la fiducia nei servizi e nelle infrastrutture, pilastro fondamentale su cui poggia l’intera economia digitale.

Le discussioni più recenti hanno messo in luce una profonda e strutturale non corrispondenza tra il “giuridico astratto formalizzato” e la realtà operativa: un divario sistemico che genera la maggior parte delle non conformità reali, anche in presenza di presupposti formali apparentemente ineccepibili.


1. Il Divario Normativo e la Struttura della Filiera

La problematica principale nella vigilanza sui fornitori risiede nell’asimmetria tra l’impianto normativo ideale e l’esecuzione pratica. Quando si affrontano temi complessi come la catena di fornitura IT (la “filiera della fiducia”), i soggetti coinvolti devono gestire una responsabilità diffusa che si propaga a tutti gli attori logici del trattamento, rendendo cruciale ma complessa la dimostrazione della compliance lungo l’intera catena.

A questa frizione si somma un’evidente elefantiasi normativa. Il tentativo di semplificazione della Commissione Europea, definito “proposta omnibus”, si è tradotto in una mole documentale spropositata (centinaia di pagine tra working documents, clausole standard per i contratti cloud e data strategy). Tali adempimenti si traducono in costi molto gravosi per le Piccole e Medie Imprese (PMI), agendo come un costo fisso che incide sul fatturato e sul rischio d’impresa, con il rischio concreto di bloccare l’operatività aziendale e tagliare le realtà minori fuori dal mercato.


2. Certificazioni, Affidabilità e Limiti

Di fronte alla complessità della vigilanza, le certificazioni si rivelano utili strumenti per vincolare i fornitori a misure e standard specifici, agevolando l’azione di controllo tramite audit preliminari o periodici. Per le PMI sommerse da richieste di due diligence, esse offrono una via di semplificazione per dimostrare rapidamente i requisiti posseduti senza consumare risorse in lunghe istruttorie individuali.

Tuttavia, le certificazioni non azzerano il rischio di una conformità solo formale e apparente. Ad oggi non è stata ancora definita una valutazione ufficiale e univoca per le certificazioni nell’ambito del GDPR: rimangono un valido punto di partenza, ma i relativi costi amministrativi sollevano dubbi sul loro effettivo ritorno economico per le realtà più piccole.


3. L’Asimmetria del Potere e la Legal Engineering

I grandi provider globali (come i fornitori di modelli GPT) possiedono una capacità economica e di reazione normativa superiore a quella degli stessi enti di controllo. Questa dinamica si traduce spesso in strategie di “super compliance” e “legal engineering”: i colossi tecnologici sfruttano la propria forza interpretativa per orientare il dibattito su temi cruciali (data scraping, metadati, pay content consent) e trasformare i vincoli in barriere all’entrata competitive. Basti pensare al divario di forze che vede singoli colossi schierare circa 1500 avvocati a fronte delle risorse limitate delle Autorità Garanti nazionali.

Si crea così una disparità rispetto ai soggetti locali “super obbligati”. Se le sanzioni del GDPR mantengono una forte portata teorica, l’efficacia della deterrenza si indebolisce di fronte a perimetri fiscali esteri difficili da aggredire. Dal punto di vista macroeconomico, l’approccio restrittivo europeo viene percepito oltreoceano come un fattore anticompetitivo che finisce per penalizzare il tessuto industriale continentale senza scalfire i grandi attori globali.


4. Verso la Cooperazione e la Valorizzazione dei Dati

Il mercato riconosce oggi una relazione profonda e olistica tra l’impianto del GDPR e la nuova direttiva NIS 2. Questa convergenza impone di superare l’era del puro contrasto formale per entrare in una fase di reale cooperazione logica di filiera, bilanciando la responsabilizzazione con la sostenibilità economica delle imprese.

Siamo entrati nell’era della valorizzazione economica e strategica del dato. La trasmissione della responsabilità lungo la catena di fornitura va declinata attraverso una rigorosa trasparenza e ingegneria contrattuale. La sfida futura per i regolatori e per il mercato risiede nella capacità di definire tutele stringenti che sappiano calarsi sul contesto reale dei soggetti economici, garantendo la sicurezza delle infrastrutture senza soffocare la spinta all’innovazione.