Pianificazione • Governance Digitale e Infrastrutture

Sviluppo vs. Progresso: La Proliferazione dei Data Center e l’Assenza di una Programmazione Nazionale

L’analisi di Dario Denni (Europio Consulting)

Il fenomeno della proliferazione incontrollata dei data center si configura come una rincorsa dettata dal panico: una reazione impulsiva e generalizzata che spinge il mercato a edificare infrastrutture senza una preventiva e rigorosa valutazione del fabbisogno reale. Per decodificare questa dinamica è necessario richiamare la classica distinzione sociologica ed economica tra “sviluppo” e “progresso”. Se lo sviluppo si limita a introdurre nel sistema elementi prima assenti, il progresso reale si determina solo quando tali elementi generano una concreta utilità sociale e collettiva.


1. L’Alienazione dello Sviluppo Edilizio

Contrariamente alla narrazione retorica che dipinge i data center come monumenti complessi dell’era futuristica, queste strutture si rivelano opere edilizie elementari, destrutturate e seriali. Privi di finestre o di articolazioni divisorie interne in muratura, questi complessi industriali richiedono tempi minimi di edificazione, vincolati solo al rispetto delle vie di fuga di sicurezza. L’hardware e la componente di cablaggio vi giungono in moduli pre-assemblati pronti per la mera installazione seriale.

La ricognizione fisica di questi cantieri restituisce una profonda sensazione di alienazione: volumi monumentali vuoti, retti da plinti e colonne in cemento armato che si susseguono come immensi campi di calcio grigi. Questo schema di puro sviluppo immobiliare è facilmente replicabile ovunque, ma non incorpora nativamente alcun valore aggiunto o progresso misurabile per l’economia reale del territorio ospitante.

L’Inosservanza dei Censimenti Obbligatori:
Il progresso risiede esclusivamente nella gestione intelligente e nell’utilità strategica delle reti. In Italia, si registra una sconcertante assenza di una mappatura pubblica e consapevole dei data center già attivi sul suolo nazionale. Nonostante i precetti della direttiva europea NIS 2 impongano il censimento obbligatorio degli enti essenziali e importanti presso l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), e sebbene il Ministero delle Imprese e del Made in Italy dovrebbe detenere l’anagrafe di tali asset, persiste una lacuna pianificatoria che impedisce qualsiasi programmazione organica basata su ciò che effettivamente si ha in casa.


2. Il Modello Francese della Distribuzione Equa

Questo deficit di visione contrasta nettamente con l’approccio pianificato adottato dalla Francia. Sfruttando la capillarità e la stabilità della propria rete elettrica nazionale, Parigi ha strutturato una distribuzione geografica ragionata delle infrastrutture digitali, finalizzata a garantire una distribuzione equa della potenza di calcolo su tutto il territorio. L’obiettivo macroeconomico è prevenire la saturazione energetica di singole aree urbane subordinando l’insediamento dei server a logiche di interesse pubblico; un orientamento che ha spinto la localizzazione di nuovi nodi persino nei distretti storici della Loira.

Al contrario, la risposta istituzionale italiana si è limitata all’avvio di consultazioni isolate sulle strategie per attrarre capitali esteri, introducendo la figura di un Commissario straordinario per facilitare gli investimenti immobiliari superiori al miliardo di euro. Una semplificazione procedurale che accelera i cantieri ma che abdica a una programmazione territoriale consapevole e diffusa.


3. Conclusioni

In assenza di una salda regia pubblica capace di vincolare lo sviluppo cementizio alla reale utilità dei servizi e alla tutela delle risorse energetiche, la proliferazione dei data center rischia di esaurirsi in un mero esercizio speculativo a vantaggio di operatori extra-europei. Senza una svolta strategica, il Paese rimarrà confinato in una condizione di subalternità infrastrutturale, ospitando i costi energetici e ambientali dei server senza trattenere le quote di occupazione e di ricchezza a più alto valore aggiunto generate dall’economia del dato.